Cinque storie curiose sull’automobile che (forse) non conosci
L’automobile ha poco più di centotrent’anni, e in questo tempo ne ha combinate parecchie. Ecco cinque storie vere, da raccontare a cena o durante un viaggio lungo, quando la playlist è finita.
1. La prima gita fuori porta la fece una donna, di nascosto
Agosto 1888, Germania. Bertha Benz, moglie di Karl, l’inventore della prima automobile, esce all’alba con i due figli adolescenti e la Motorwagen del marito, senza dirgli niente. Destinazione: Pforzheim, la casa di sua madre, a circa 106 chilometri da Mannheim.
Lungo la strada la benzina finisce, e all’epoca i distributori non esistevano: Bertha compra un solvente, la ligroina, in una farmacia di Wiesloch, che per questo oggi si vanta di essere stata la prima stazione di servizio della storia. Arriva a sera, dopo circa quindici ore, e manda un telegramma al marito. Quel viaggio dimostrò a tutti che l’automobile non era un giocattolo.
2. La prima multa: 8 miglia all’ora
Nel gennaio del 1896, a Paddock Wood, in Inghilterra, Walter Arnold passò in auto a circa 8 miglia all’ora, poco meno di 13 km/h. Il limite, in paese, era di 2 miglia all’ora: più o meno il passo di una persona. Un poliziotto lo inseguì in bicicletta e lo raggiunse. Per il Guinness dei primati è il primo automobilista multato per eccesso di velocità. La curiosità nella curiosità: Arnold vendeva auto Benz.
3. Il primo semaforo esplose
Il primo semaforo della storia fu acceso a Londra il 10 dicembre 1868, davanti al Parlamento. Non c’erano ancora le auto: serviva per le carrozze. Di giorno si usavano due bracci mobili, di notte una lanterna a gas rossa e verde, manovrata a mano da un poliziotto. Durò poco: nel gennaio del 1869 una fuga di gas lo fece esplodere, ferendo l’agente che lo manovrava. Per rivedere i semafori a Londra si dovettero aspettare decenni.
4. Il tergicristallo lo inventò una donna in tram
Nel 1902 Mary Anderson era in visita a New York, in inverno. Seduta in tram, vide il conducente costretto ad aprire il finestrino e sporgersi fuori per pulire il vetro dalla neve. Tornata a casa progettò un braccio con una spazzola, da muovere con una leva dall’interno. Il brevetto arrivò nel 1903. Anderson non ci guadagnò niente: pochi anni dopo il tergicristallo era su tutte le auto.
5. Perché in italiano l’automobile è femmina
All’inizio del Novecento si diceva anche “l’automobile” al maschile: nel Manifesto del Futurismo, per esempio, è maschile. A chiudere la questione fu Gabriele D’Annunzio. Nel 1926, per ringraziare Giovanni Agnelli di una Fiat 509 ricevuta in regalo, gli scrisse una lettera con una frase rimasta nella storia: “L’Automobile è femminile”. Per il poeta l’auto aveva la grazia e la vivacità di una donna. La lingua gli ha dato ragione: oggi nessuno direbbe più “un automobile”, al maschile.
E per finire, una storia di nomi
Se ti sono piaciute, c’è anche quella della Porsche 911 che doveva chiamarsi 901, e quella dei prototipi Range Rover travestiti da Velar. Tutte le altre sono nel blog di Tash.


